Fondazione Goria

 

Lezione Magistrale

"Giovanni Borello, un innovatore"
Master in Sviluppo Locale


18 Maggio 2012
Polo universitario Uni-Astiss, Asti


Fondazione Goria Convegno

Davanti agli studenti del “Master in sviluppo locale” dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, presso il Polo Universitario Uni - Astiss di Asti, il giornalista Carlo Cerrato ha tenuto la Lezione Magistrale “Giovanni Borello, un innovatore”.

La lectio, fa parte del “Ciclo di seminari sullo sviluppo locale” e rientra nel rapporto di collaborazione tra la Fondazione Giovanni Goria e il polo universitario astigiano. Giovanni Borello figura di spicco, dagli anni ’60 in avanti, della scena politica astigiana ricoprì numerose cariche tra le quali: Presidente dell’Associazione della Provincia di Asti, Presidente EVVA - Ente Valorizzazione Vini Astigiani, Gran Maestro dell’ Ordine dei Cavalieri delle Terre di Asti e del Monferrato, Presidente della Confederazione permanente delle Camere di Commercio Italo - Francesi delle zone di frontiera, Segretario Provinciale della DC, Presidente della Cassa di Risparmio di Asti.

Ideatore di numerose iniziative per lo sviluppo del territorio della nostra città fu Presidente della Camera di Commercio di Asti dal 1966 al 1984. Manifestazioni che caratterizzano ancora oggi il settembre astigiano come la “Douja d’Or” nata nel lontano 1967 e le Sagre del 1973, allora in Piazza Alfieri, sono nate grazie alla volontà di Giovanni Borello. Convinto sostenitore del territorio e di tutte le sue qualità e possibilità, le sue idee hanno sempre avuto come punto centrale l’innovazione, mantenendo ben salde le proprie radici.

Mentre la Douja d’Or nasce per puntare sul confronto tra i produttori, un confronto costruttivo per stimolare l’innovazione in un periodo in cui la campagna sta cambiando, le Sagre nascono con un invito a “recuperare il rapporto con le radici”. Un’altra iniziativa, ora scomparsa, di Borello fu “La sette giorni della gastronomia”, dove ogni anno venivano individuati alcuni ristoranti sui quali puntare. I menù proposti venivano raccolti in un opuscoletto che veniva poi distribuito sul territorio. Un’idea pubblicitaria molto innovativa per l’epoca.
Il territorio innanzitutto e la sua promozione, le radici, il ricordo delle tradizioni, il puntare suoi prodotti della terra, la cultura dell’ambiente e molti altri temi ancora, argomenti oggi di grande attualità iniziati oltre trent’anni fa, ma che non hanno saputo crescere nel nostro territorio così tanto come invece è accaduto in altri.

Rassegna stampa

 

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