Fondazione Goria

La Fondazione Giovanni Goria presenta al Salone del Libro il trailer del documentario:
“7 marzo 1991. La migrazione albanese ad Asti: un esempio di integrazione”



14 Maggio 2018

Salone del Libro, Lingotto fiere, Asti


Non c’è più stupore nel leggere la notizia di uno sbarco di migranti sulle coste siciliane. Il fenomeno migratorio è uno dei più emblematici della contemporaneità che non a caso è stata definita «The Age of migration» Sono proprio i migranti a incarnare nel modo più pieno e drammatico tutta la complessità e le contraddizioni del mondo contemporaneo.

 

Memoria
Un documentario frutto del lavoro di un anno che punta a ricostruire i fatti attraverso le testimonianze dei protagonisti che negli anni ’90 migrarono dal Paese delle Aquile verso l’Italia, il Paese di fronte. La Fondazione Giovanni Goria lo presenterà il 14 maggio alle 15, al Salone del libro in Sala Argento, in anteprima. Il documentario ha coinvolto in nove interviste, chi il 7 marzo salì su una di quelle navi brulicanti di uomini. Dall’Albania si vedono le coste italiane, eppure attraversare quel tratto di mare, quella notte, fu un viaggio lunghissimo. Non c’è più stupore nel leggere la notizia di uno sbarco di migranti sulle coste siciliane. Il fenomeno migratorio è uno dei più emblematici della contemporaneità che non a caso è stata definita «The Age of migration» Sono proprio i migranti a incarnare nel modo più pieno e drammatico tutta la complessità e le contraddizioni del mondo contemporaneo. Non era così nel 1991 quando l’Italia diventò improvvisamente terra di immigrazione, dopo essere stata per lungo tempo patria di emigranti. Il 7 marzo 1991, con i primi sbarchi a Brindisi, l’Italia scoprì di essere una terra promessa per le popolazioni balcaniche e in particolare degli albanesi, uno di quei paesi andati in frantumi dopo la caduta del muro. L’Italia era impreparata, l’accoglienza fu improvvisata e furono smistati sul territorio italiano. Ad Asti, alla Caserma Colli di Felizzano.

Presentare questo documentario in un’importante vetrina come quella del Salone del Libro, ci inorgoglisce – dice Marco Goria, Presidente della Fondazione Giovanni Goria, che continua: “Devo ringraziare la Regione Piemonte che ci ospita. Si tratta di un lavoro in cui abbiamo creduto molto insieme alla Compagnia San Paolo che l’ha finanziato e a tutti i testimoni che hanno accettato di parlare con noi. Abbiamo in animo di diffondere il documentario a tutte le scuole secondarie di secondo grado della città e non solo.” Il documentario, con la regia di Alessio Mattia che commenta: “7 Marzo 1991 è un lavoro di scrittura davvero complesso e interessante, la responsabilità di un progetto di questa portata è per me e la squadra tutta, un grande riconoscimento.” Le interviste sono a cura della giornalista Alessia Conti, e comprendono le ricostruzioni di chi si trovò a gestire l’emergenza. A livello nazionale il Ministro dell’Interno di allora Vincenzo Scotti e l’On. Margherita Boniver, che fu nel ’91 il primo Ministro dell’immigrazione nella storia del nostro Paese. Un focus particolare sulla nostra città. A maggio, ad Asti, si registrarono più di 600 arrivi. Da quella prima imponente ondata che diede agli astigiani l’impressione di una vera e propria invasione, sono passati più di 25 anni. Giorgio Galvagno, Sindaco di allora, ha raccontato come si affrontò l’emergenza e Beppe Passarino -allora uno dei delegati del gruppo Scout per l’accoglienza- ha ricostruito l’esperienza della Caserma Colli di Felizzano. Non fu certo un momento facile e la ricostruzione punta a restituire una fotografia non edulcorata di ciò che è stato. Asti nel 2018 è profondamente diversa da quella che era nel 1991. E’ una città dove, dicono i dati, le imprese straniere sono in costante crescita, dove gli imprenditori extracomunitari sono in maggioranza albanesi. Si ascolterà la voce di chi oggi considera Asti la sua città, luogo in cui sono nati i propri figli.

Musicisti come Leonard Plumbini e sua figlia Jane, la mediatrice culturale Sabina Darova che ha raccontato la sua storia e la nascita della sua professione, Martin Bashaj nel ricordo toccante del suo viaggio e nella consapevolezza di avere dato alle sue figlie una vita diversa. Una vita nuova. Oggi gli albanesi sono diventati cittadini italiani e astigiani, eppure all’inizio sono stati i più stigmatizzati dal pregiudizio etnico. Un processo di integrazione che per molti aspetti può dirsi riuscito ma come? In quali forme? Con quali difficoltà? Con quali tempi? Il documentario vuole riassumere le attività del progetto 7 marzo 1991 che punta a rivedere questa migrazione alla luce di quelle che coinvolgono i migranti di oggi provenienti dall’Africa e dalle zone di guerra e a fare dialogare passato e presente mettendo in relazione nuovi cittadini, nuove generazioni, detenuti e la cittadinanza tutta, in esperienze di convivenza e conoscenza reciproca.

I numeri del progetto
Si tratta di un percorso iniziato l’anno scorso che ha l’ambizione di informare e insieme rintracciare le buone pratiche che dal passato possono offrirci suggerimenti per affrontare l’oggi e magari essere replicate. Cinque attività diverse e complementari ideate dalla Fondazione Giovanni Goria con la collaborazione della Fondazione Vera Nocentini di Torino, Il Centro di Cultura Albanese, il Piam (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti), Libera e il Consorzio Coala. Le attività del progetto hanno coinvolto circa 400 studenti delle scuole secondarie superiori, 300 cittadini, 100 insegnanti, 50 detenuti, 15 richiedenti asilo. Il progetto è risultato tra i 10 vincitori (in tutto il Piemonte) della call “Polo del ‘900: Bando per il Piemonte” sostenuta dalla Compagnia di San Paolo per diffondere il modello di valorizzazione culturale del Polo del ‘900, centro culturale torinese in cui convergono 19 enti partner, uniti dal comune impegno nella ricerca, nella salvaguardia e nella rilettura attualizzata delle tematiche che hanno caratterizzato il XX secolo.

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