Fondazione Goria




Questo rapporto è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori di Frame, ma prende spunto e se n'è arricchito via via, dagli stimoli di un gruppo eterogeneo di persone che hanno dato vita con noi per oltre un anno ad un informale "Laboratorio di idee" originato da un primo tavolo assolutamente trasversale, per età e sensibilità  culturali dei partecipanti, avviato nel 2009. Perché una proposta di lavoro di questo genere dalla Fondazione Giovanni Goria? Perché anche questo, riteniamo, è un modo per ricordarne figura e opera.


Gianni Goria è stato, prima che statista, in gioventù, responsabile dell'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Asti e un protagonista del dibattito locale sullo sviluppo del nostro territorio (sua la prima ricerca socio-economica sul fenomeno delle Cantine Sociali). Erano gli anni in cui si discuteva in Italia di programmazione economica, di fondo di solidarietà  in agricoltura, e localmente dell'Autostrada Torino-Piacenza ancora in costruzione, di campagne abbandonate per il lavoro alla Fiat, di industrializzazione incompiuta (Ib-Mei, Ib Mec, Weber).

 

Quarant'anni dopo, la realtà  attorno a noi è cambiata profondamente, ma il rischio declino resta in agguato dietro l'angolo, nonostante l'invidiabile collocazione geografica, nel cuore del Nord Ovest che i cugini alessandrini propongono come la porta d'Europa per l'intero Mediterraneo.

Da queste ed altre considerazioni, l'idea di impegnare l'istituzione culturale che porta il nome di Gianni Goria anche in un progetto di ricerca socio economica di cui questo lavoro è il primo frutto tangibile che si offre come strumento di discussione ed ulteriore approfondimento. 
A volte anche i numeri possono rivelare di avere un'anima. Ma lo fanno solo a chi li sa leggere. E poi sa farli vivere, magari qualche volta anche sognando. A noi piace immaginare così la funzione di questo documento, redatto dagli ottimi ricercatori di Frame, coordinati dalla Professoressa Adriana Luciano Direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali dell'università  di Torino, che ringraziamo.

Noi abbiamo un'idea su cui lavorare. La svilupperemo con le prossime ricerche e con l'apporto di tutti coloro che vorranno fornire suggerimenti. La definiamo qui, semplicemente, "serra creativa", ossia il luogo, molto più reale di quanto si possa immaginare, per far crescere buoni progetti, "nel" territorio, anche se non necessariamente "dal" territorio, in ossequio al principio ormai affermato secondo cui è possibile agire locale pensando globale. 
La "Serra creativa" non è che il passo in avanti logico successivo al "Laboratorio di idee".

Imprenditori illuminati, artisti, istituzioni ne hanno create di diversi tipi con alterne fortune. L'idea di calare il concetto di "serra creativa" su di un territorio inteso nella complessità  delle sue espressioni ci sembra

 


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