Fondazione Goria

 

 


SECONDO SGUARDO
asti monferrato e langhe
da SECONDO PIA ad oggi


fotografia di Franco Rabino

Il lavoro di Secondo Pia, avvocato di professione e fotografo per passione, è stato il punto di partenza che ha dato origine al progetto ‘Un secolo di modificazioni del paesaggio e del territorio vitivinicolo del Monferrato Astigiano.
Classe 1855, di Mombarone in Provincia di Asti, è universalmente noto per aver fotografato, nel 1898, la Sacra Sindone, rivelando per la prima volta la sua natura di positivo fotografico.
Pochi conoscono, invece, il suo interesse per la storia e per la vita del Piemonte che trovò piena realizzazione attraverso il suo amore per la fotografia.
Un amore nato nel 1876 quando, lo zio Orazio Mussi, gli regala il suo primo apparecchio fotografico. Dopo i primi insegnamenti impartitigli dall’amico torinese Virgilio Dematteis continua lo studio del nuovo mezzo da autodidatta utilizzando manuali pratici e testi di chimica.
Per i suoi primi tentativi, ricchi di insuccessi, come inevitabile che fosse, utilizza come soggetti amici e parenti per poi muoversi nella campagne vicino a casa alla ricerca di castelli e paesaggi. Tutto il tempo a sua disposizione, non occupato dalla professione di avvocato, lo utilizza per studiare e migliorare la tecnica.
Una tecnica che cambia velocemente passando dalla diffusione delle lastre al collodio secco alla gelatino-bromuro d’argento che rende più facile l’opera del fotografo.
Nel tempo cambia anche i suoi soggetti. Dai castelli e dai panorami dell’astigiano sposta l’attenzione ai monumenti e alle opere d’arte sconosciuti o in stato di abbandono. Non si limita solo a perfezionare la tecnica e ricercare lil miglior risultato possibile ma studia il soggetto fotografato cercando di raccogliere il maggior numero di notizie possibili sulla sua storia e sul suo valore artistico annotando tutto con precisione e con metodo nei suoi diari.
Nel corso degli anni entra in contatto con numerosi fotografi e studiosi tra cui il Direttore della Reale Pinacoteca Alessandro Baudi di Vesme, il Direttore dell’Ufficio Regionale per la conservazione dei monumenti del Piemonte e della Liguria Alfredo d’Andrade e il Direttore della Sovrintendenza ai monumenti del Piemonte Cesare Bertea ai quali fornisce indicazioni che si riveleranno molto utili per la conservazione e la scoperta di monumenti ed opere d’arte da restaurare o salvaguardare.
Presso la Pinacoteca Reale Secondo Pia depositerà centinaia di copie di fotografie da lui realizzate mettendole a disposizione degli studiosi e delle autorità competenti in materia di tutela e di salvaguardia del patrimonio artistico e monumentale del Piemonte.
Nel corso di oltre cinquant’anni di carriera Secondo Pia utilizzerà moltissimi apparecchi fotografici molti dei quali fatti costruire appositamente da artigiani in modo da utilizzare lastre dai formati nuovi per l’epoca. Nell’immenso patrimonio di immagini realizzate è possibile fare un viaggio nel patrimonio artistico e monumentale del Piemonte e della Liguria. Dal romanico, stile che Secondo Pia predilige, al gotico, al barocco.
Dettagli di portali, finestre, rovine di castelli e torri con minuziose trascrizioni sulla loro storia e sul loro periodo di costruzione.
Realizza un archivio di immagini riconosciuto da tutti di grande utilità dal punto di vista documentaristico diventando un punto di riferimento per gli storici dell’arte che oggi costituisce un vero e proprio atlante visivo del Piemonte.

Oggi la maggior parte delle immagini realizzate nel corso della sua carriera sono custodite presso l’archivio del Museo Nazionale del Cinema di Torino, Fondazione Adriana Prolo. Oltre 13.000 immagini di cui solo 2.540 già digitalizzate. Una piccola selezione di fotografie sono custodite invece presso l’Archivio Storico della città natale di Secondo Pia. Il fondo, composto da 22 scatole per circa 600 immagini, venne donato al Comune di Asti dagli eredi del fotografo.

Il nostro studio è partito proprio da questi luoghi. In base alle linee guida individuate in corso di progettazione:

1. aree paesaggistiche e a basso livello di antropizzazione (dorsali delle colline, ampie panoramiche, aree coltivate a bassa presenza abitativa, insieme di valli dove è minimamente percepibile la presenza dell’insediamento umano);
2. aree a più alta densità di intervento umano, ovvero le residenze e i manufatti storici inseriti nel loro contesto urbanistico (chiese e piazze, piccoli borghi, frazioni e centri abitati, etc);

sono state individuate 61 immagini tra le migliaia custodite presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino – Fondazione Adriana Prolo.

Le immagini sono state il punto di partenza di un lavoro, durato oltre due anni, del fotografo Franco Rabino. Sui passi di Secondo Pia, seguendo le preziose e dettagliate informazioni presenti sulle fotografie originali è andato alla ricerca del punto esatto da dove, tra Ottocento e Novecento, venne scattata la foto originale.
Spesso il nostro fotografo si è trovato di fronte un paesaggio completamente diverso, frutto dell’antropizzazione dei paesi e dei cambiamenti socioeconomici avvenuti nel corso di oltre cento anni. In altri casi invece, se il paesaggio a prima vista è rimasto lo stesso, ad uno sguardo più attento si può invece vedere un cambio nella vegetazione o nei dettagli di alcuni edifici, come ad esempio i tetti dei campanili.

 

 

 

 

Terminate le campagne fotografiche i materiali sono stati consegnati nelle mani del naturalista Franco Correggia per un’analisi di come è mutato il territorio e il paesaggio nel corso di circa cento anni. ‘Ciò che traspare in modo evidente è che ogni luogo è un archivio vivente, percorso da un lento ma incessante processo di cambiamenti e di autorinnovamento. Leggerlo ed esplorarlo è come entrare in un’immensa biblioteca’.

 

 

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